Il premio "Trono di Verucchio" a Padre Massimo Pazzini

Sabato 3 ottobre alle ore 11:00, nella Sala Consiliare del Comune di Verucchio, si è svolta la cerimonia per il conferimento del premio "Il Trono di Verucchio" a Padre Massimo Pazzini, ofm, docente emerito dello SBF.

Come si legge nel sito del Comune di Vericchio, «il premio “Il Trono” è il riconoscimento con cui ogni anno l’Amministrazione Comunale di Verucchio sceglie di rendere omaggio a una persona, a un ente o a una realtà che si sia distinta per il proprio impegno, per un gesto significativo, per un’azione concreta a favore o della comunità o fonte di ispirazione per la comunità. Il nome del premio richiama il prezioso trono ligneo villanoviano, uno dei reperti più iconici custoditi nel Museo Civico Archeologico di Verucchio, che risale alla prima età del Ferro (circa 3000 anni fa)».

Il Sindaco, Dott.ssa Lara Gobbi, ha sottolineato l'impegno di P. Massimo per lo studio della Sacra Scrittura e per la pace: «Massimo Pazzini ha condotto i suoi studi vivendo a Gerusalemme per oltre quarant'anni, immerso quotidianamente in una realtà nella quale cristiani, ebrei e musulmani condividono lo stesso territorio e, spesso, anche le stesse ferite, un luogo in cui – come ha detto egli stesso – “le religioni convivono ‒ per amore o per forza ‒ da millenni” (...) Nell’anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco, che ha lasciato tracce così significative del suo passaggio anche nel territorio di Verucchio, questa Amministrazione ha scelto di premiare il cammino di un biblista francescano nel cuore della Terra Santa, tra studio, incontro tra le religioni e ricerca della pace. Premiare il suo cammino significa riconoscere in esso un esempio capace di parlare a tutti e di arricchire, con il suo messaggio, la nostra comunità».

Riportiamo di seguito l'intervento di P. Pazzini.

«Quando mi è stata comunicata l’attribuzione di questa onorificenza, ho pensato subito alla frase evangelica: Nemo propheta in patria; una frase che ricorre due volte nei vangeli, in Matteo e in Luca.

Mt 13,57: Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”.
Lc 4,24: Poi aggiunse: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria”.

In Matteo la frase è espressa al negativo: il profeta è disprezzato solo in patria, a casa sua, fra i suoi conoscenti. In Luca si dice che il profeta non è ben accetto in patria. Sono parole forti che indicano la difficoltà di una persona a emergere, farsi valere o ricevere il giusto riconoscimento nel luogo in cui è nata o in cui è cresciuta, dove tutti la conoscono da sempre. Al contrario, è spesso più facile ottenere stima e successo tra estranei, lontano dal proprio ambiente familiare.

Grazie a Dio, non sono un profeta, quindi queste parole del vangelo mi riguardano solo in parte… Però in entrambi i passi evangelici citati si parla di patria e della propria casa (famigliari, amici e conoscenti) e questo, oltre a farmi piacere, mi riguarda da vicino perché qui a Verucchio (dove ho trascorso l’infanzia, la prima giovinezza e lunghi soggiorni) mi sento proprio a casa.

Ringrazio, quindi, il comune di Verucchio – il sindaco Dott.ssa Lara Gobbi, il Consiglio comunale e l’assessorato alla cultura (Dott.ssa M. Antonietta Pazzini) – che ha voluto concedermi questo prezioso riconoscimento, il che conferma – se mai ce ne fosse bisogno – la mia appartenenza a questa comunità, appartenenza della quale vado orgoglioso.

Ho trascorso la maggior parte della mia vita – 42 anni abbondanti – fuori dall’Italia a Gerusalemme dove ho studiato e ho insegnato la lingua ebraica e aramaica. A modo mio mi sono impegnato per costruire la pace, il dialogo e la fraternità. L’ho fatto in maniera molto semplice seguendo l’esempio e la parola di san Francesco d’Assisi che raccomandava ai suoi frati (nella Regola del 1221), quando venivano a contatto con i non cristiani, di comportarsi in questo modo: “I frati poi che vanno fra i non cristiani, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in diversi modi. Il primo modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani”. Nel mio piccolo ho cercato di fare proprio questo.

Vorrei chiudere con le parole del Salmo 132,14 che esprimono bene lo spirito di appartenenza ad un luogo. Nella Bibbia queste parole sono dette dal Signore e si riferiscono alla città di Gerusalemme, nella quale Dio stesso desidera porre la sua dimora, ma possono adattarsi molto bene anche alla città di Verucchio della quale posso dire: “Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò, perché l’ho voluto”.

Che san Francesco, che ha santificato questi luoghi con la sua presenza, protegga questa terra e i suoi abitanti! Così sia, amen!»