Escursione in Galilea e Golan 2021

23 – 27 novembre

Corazin
Corazin

A cura di Fr. Marco Maria Baldacci

Come ogni anno, il programma di escursioni archeologiche in Terra Santa prevede una serie di uscite finalizzate a una maggiore comprensione del territorio e della storia legata ai luoghi biblici. E, come di consueto, la conoscenza della Galilea e del Golan si colloca esattamente a metà del primo semestre.

I giorni stabiliti, da martedì 23 a sabato 27 novembre, sono stati guidati da fra Massimo Luca, docente presso lo SBF, e scanditi secondo quest’ordine:

   1° giorno: Megiddo – Nazaret
   2° giorno: Corazin – Betsaida – Qazrin – Gamla – Kursi
   3° giorno: Hazor – Tel Dan – Banias – Golan – Magdala
   4° giorno: Acco – Tabga – Cafarnao – Monte delle Beatitudini
   5° giorno: Monte Tabor – Sephoris

Un pullman con circa trenta di studenti è partito da Gerusalemme in mattinata ed è rientrato cinque giorni dopo nella stessa località a metà pomeriggio. Durante la permanenza in Galilea, la Casanova di Tiberiade ha fornito il vitto e l’alloggio necessari per l’escursione. Oltre alle conoscenze di fra Massimo Luca, i partecipanti hanno potuto usufruire e godere di diverse integrazioni bibliche ed esegetiche fornite da don Michelangelo Priotto e da don Marco Settembrini, entrambi professori invitati allo SBF per il primo semestre dell’anno accademico 2021-2022.

“Voglio cercare l’amore della mia vita”, si può leggere nel Cantico dei Cantici (3,2) e, di certo, la Terra Santa offre la possibilità di incontrare il Signore, l’amato, anche attraverso i luoghi, le testimonianze materiali, l’archeologia e la storia che, da oltre tremila anni, attraversano questa landa. La Galilea non ne rappresenta che una piccolissima porzione, tuttavia ogni sua pietra è in grado di raccontare un evento, un’occasione unica di vedere la Bibbia incarnarsi proprio davanti ai nostri occhi.

Tra i siti archeologici relativi all’AT si può ricordare, ad esempio, Hazor. Questo centro urbano, grandioso e prospero oltre ogni altro insediamento a esso contemporaneo, è stato dato da Dio in mano agli Israeliti (Gs 11,10-13) affinché potesse iniziare, passo dopo passo, il cammino di un popolo che, dopo essere uscito dall’Egitto, ha tessuto qui la storia della propria salvezza, fino a culminare nell’avvento del Messia. Megiddo o Tel Dan non sono meno importanti. La visita e lo studio di queste località, infatti, ha permesso – e permette tutt’ora – di capire e conoscere sempre più come vivessero e si organizzassero le comunità prima cananee e poi israelite tra l’età del Bronzo e l’epoca monarchica, come strutturassero le difese e gli spazi pubblici, come concepissero l’area regale e quella sacra, come innalzassero stele, altari e templi.

I luoghi legati alle memorie del NT, assai numerosi in questa escursione di cinque giorni, sono in grado di commuovere anche gli animi più distratti. Vedere Cafarnao, dove Gesù si è trattenuto e ha guarito le folle (Mc 1,29-34), scorgere i resti di Kursi, dalla cui rupe si sono gettati i maiali dopo che l’indemoniato fu liberato (Mc 5,1-16), e poter ammirare la casa di Nazareth, in cui il Verbo si è fatto carne (Lc 1,26-38), sono esperienze dell’altro mondo, come disse don Luigi Giussani: “è una cosa dell’altro mondo… in questo mondo!”. E se è stato toccante per noi, altrettanto lo fu per coloro che ci hanno preceduto, fin dai tempi più remoti. La tradizione cristiana ha infatti custodito, protetto e tramandato le memorie e i culti legati a luoghi quali Banias, Magdala, Tabga o il monte Tabor, tutti correlati alla vita di Gesù e alla storia della salvezza.

Procedendo nel tempo fino all’epoca bizantina e talmudica, la Galilea e il Golan racchiudono siti che restano esterni alle principali vie di pellegrinaggio – e pertanto sconosciuti ai più – ma che rappresentano dei veri gioielli sia per la storia ebraica sia cristiana. Tra questi non possiamo non ricordare Gamla, Corazin o anche Qazrin.

E come dimenticare i meravigliosi mosaici di Sephoris, la città che svetta dall’alto al pari di un uccello e che, già nel I sec. d.C., era stata descritta come “ornamento di tutta la Galilea” (Ant XVIII,27)? Due menzioni speciali vanno infine a San Giovanni d’Acri (Acco), autentico capolavoro di vita e architettura crociata, e al paesaggio del Golan, la cui visuale permette, tra le altre cose, di cogliere parte dei problemi e delle tensioni che intercorrono tra Israele e la confinante Siria.

Purtroppo non sono mancati anche alcuni imprevisti. La visita alla Chiesa del Primato di Pietro è saltata a causa di alcune difficoltà logistiche legate agli orari di apertura, così come l’ordine in cui recarsi presso alcune località ha subito diverse variazioni a causa di attività sportive promosse dallo stato di Israele in data 27 novembre. Ci sono state tuttavia anche un paio di novità molto apprezzate. La prima di esse concerne la visita di Magdala, la città di una delle donne che seguivano Gesù (Mt 27,55-56), i cui resti ci sono stati mostrati e spiegati da uno dei Legionari di Cristo, mentre la seconda riguarda il sito di Betsaida (differente dalla più famosa Betsaida Julia), rinvenuto da alcuni anni e possibile città di origine di Pietro, Andrea e Filippo (Gv 1,44).

Il clima è stato sereno sotto tutti gli aspetti, sia dal punto di vista meteorologico sia per quanto concerne le relazioni tra gli studenti: infatti, oltre all’occasione di attraversare questi luoghi, i partecipanti hanno avuto anche modo di conoscersi tra loro e di approfondire amicizie in modalità che, talvolta, non sono sempre possibili tra i banchi di studio.

I tempi di viaggio e gli spostamenti in pullman sono stati intensi e serrati, ma anche così si è avuta la possibilità sia di celebrare l’Eucarestia sia di pregare le Lodi e i Vespri. Perché, è importante ribadirlo, il fine di queste escursioni non è semplicemente conoscere maggiormente l’ambiente che ci circonda, bensì il rendere sempre più concreto quel Dio che si è già fatto carne una volta, che ha toccato la vita di ciascuno di noi e che continuamente ci parla attraverso la liturgia, la carità, l’orazione e la misericordia reciproca, un’occasione in più di cercare – e trovare – quel volto santo che il Salmista agogna tanto bramosamente (Sal 27,8).