Mar Elias

Mar Elias. Chiesa superiore

Mar Elias si trova nella regione biblica del Galaad. È a circa 10 km nord-ovest dal castello di Ajlun, vicino al villaggio di Listib (al-Istib), e si estende su una collina circondata da incantevoli boschi di quercia e coltivazioni di ulivi.
Mar Elias è stato identificato con Tisbe, la città natale del profeta Elia. Nel periodo bizantino il centro fu onorato con la costruzione di un edifico ecclesiastico.

Sommario

1. Identificazione del luogo
2. Il sito
3. Bibliografia

1. Identificazione del luogo

Nel villaggio di Listib c'è una moschea risalente al periodo Ayyubide-Mamlucco, mentre i resti archeologici principali risalgono al periodo romano-bizantino, ma non ci sono tracce di periodi precedenti. Queste scoperte rendono difficile identificare Tisbe con Listib, per la mancanza di agganci archeologici con il tempo di Elia. Altri studiosi propongono perciò di identificare Tisbe con Khirbat Umm al-Haidamus, situata a 2 km più a est, dove ci sono tracce di abitazioni risalenti al IX secolo a.C.

Alla fine del IV secolo d.C. la famosa pellegrina Egeria visitò Tisbe. Nel suo diario riporta di aver visitato la grotta abitata dal profeta:

"E procedendo per un po' lungo la valle del Giordano [...] vedemmo ad un tratto la città del santo profeta Elia, cioè Tesbe, da cui ebbe il nome di Elia Tesbita. Qui c'è ancora oggi una caverna, dove dimorò questo santo e c'è la tomba del santo Iefte, di cui leggiamo il nome nel libro dei Giudici" (N. Natalucci, Egeria, Pellegrinaggio, 16.1).

Secondo questa testimonianza la tomba di Iefte si trovava a Tisbe. Nello stesso tempo essa identifica la località anche con Mizpe di Galaad dove Iefte visse e fu sepolto (Giudici 11,34; 12,7). Questa tradizione mostra perplessità, perché oltre ad identificare le due località riunendole, ignora l'esistenza del villaggio al tempo dei Giudici.

Il primo libro dei Re presenta Elia il Tisbita come "uno di quelli che si erano stabiliti nel Galaad" (1 Re 17,1). Elia fu un profeta impegnato ad affermare la sovranità unica e assoluta di Dio perciò fu perseguitato dalla casa regnante. In 1 Re 17,3 si narra che si rifugiò nel greto del Wadi Cherit, un torrente che si trova "ad est del Giordano", dove fu soccorso dai corvi che gli procurarono pane al mattino e carne alla sera. Elia rimase in quel luogo finché il torrente si seccò.

Cherit significa "taglio" ed è stato localizzato in molti luoghi. Qualche studioso lo identifica con il Wadi Yabis, un importante corso d'acqua nel settore nord del Galaad nelle vicinanze di Listib. Questa identificazione ha una plausibilità, perché è ragionevole pensare che Elia, in caso di pericolo per la sua vita, si sarebbe rifugiato in un territorio conosciuto e familiare, dove si poteva nascondere ed eludere la persecuzione della casa regnante.

2. Il sito

Il Dipartimento delle Antichità della regione di Ajlun ha iniziato gli scavi di Mar Elias nel 1999 in un sito con i resti di una chiesa che le tradizioni locali identificavano come area di residenza di monache. Gli archeologi vi hanno rinvenuto due chiese con numerose tombe, un battistero e una serie di stanze, raggruppate specialmente lungo il lato sud e a sud-ovest della più grande delle due chiese. Questi ritrovamenti e soprattutto il battistero, indicherebbero piuttosto la presenza di monaci e di presbiteri i quali potevano amministrare il sacramento del battesimo.

Mar Elias. Pianta del sito
1. Chiesa inferiore; 2. Chiesa superiore

La più piccola delle due chiese, o "chiesa inferiore", si trova presso l'ingresso del sito. Fu scavata nel 2003; risale al VI secolo. Tracce di nerofumo dovute al fumo di candele sono state ritrovate in una nicchia al centro dell'abside. Sono una prova che il santuario era visitato da pellegrini. Nel cortile all'esterno della chiesa c'è una cisterna ben conservata.

Chiesa superiore. Abside

La chiesa principale, o "chiesa superiore", detta Kneeset Mar Elyas o "Chiesa di Sant'Elia", si trova verso est ed è sopraelevata rispetto alla "chiesa inferiore". Si erge, infatti, sulla cima di una collina che domina le montagne del nord di Galaad e le colline, con le valli che scendono verso ovest nella valle del Giordano.

Accanto all'ingresso si vedono i resti di un pressoio per vino di epoca romana.

Chiesa superiore. MosaiciLa chiesa monoabsidata ha la pianta a forma di croce e misura 33x32 m. Due fila di colonne la dividono in tre navate. Alcune basi di colonne sono ancora in situ. Il pavimento era completamente coperto con mosaico policromo dai motivi floreali e geometrici, ed è oggi parzialmente esposto. Sono ancora visibili alcune parti della balaustra in marmo che separava la navata dalla zona absidale.

Il battistero è stato individuato in una cappella aggiunta all'edificio sul lato nord. La cappella ha il pavimento interamente mosaicato e reca un'iscrizione, di lingua greca, che auspica al neofita salvezza e lunga vita.

Nel mosaico nel pavimento vicino all'ingresso c'è un'altra iscrizione. Fu realizzata con tessere di color bianco su sfondo rosso. Riporta un'invocazione a Sant'Elia, al quale si chiede di benedire il presbitero Saba e la consorte. L'iscrizione fu realizzata nel 622 d.C., una data di interesse particolare, perché si situa in un periodo caratterizzato da agitazioni. Erano tempi di sconvolgimento e di passaggio dall'amministrazione bizantina, che da poco aveva ripreso il controllo del territorio dopo l'invasione persiana del 614 d.C., a quella araba avvenuta nel 635 d.C. È probabile che in seguito all'invasione persiana l'edificio subì danni che resero necessari lavori di ristrutturazione.

Un'altra iscrizione ricorda il mercante Giovanni, sua moglie e i suoi figli, fu realizzata nel 774 d.C. durante il periodo Omayyade. L'iscrizione testimonia che in quel tempo musulmani e cristiani convivevano pacificamente. Accanto alla chiesa fu costruito un complesso di stanze.

Chiesa superiore. Battistero"Mar" sinonimo di "Deir" è solitamente tradotto con "monastero". Il nome indica un complesso ecclesiastico isolato che spesso è attribuito a un monastero, ma potrebbe indicare anche un santuario. Mar Elias è sorto in una zona isolata e ha svolto la funzione di santuario, perché fu meta di pellegrinaggio (anche la pellegrina Egeria lo visitò). L'iscrizione che menziona il presbitero Saba confermerebbe questa opinione perché egli era probabilmente un presbitero a servizio del santuario, non un monaco che non può sposarsi, ruolo che gli avrebbe consentito di realizzare il mosaico.

Anche le stanze del complesso avevano il pavimento ricoperto di mosaici. In una di esse a nord dell'abside sono state ritrovate le tracce di costruzioni precedenti. Si possono notare, infatti, tessere di mosaico monocromatiche di maggiori dimensioni rispetto a quelle ritrovate nella chiesa, la cui area di estensione sembra continuare sotto il piano della chiesa. Il mosaico insieme agli altri reperti (ceramica del periodo romano) mostrano che lo studio dell'edificio è parziale e che sono necessarie nuove indagini per completare le conoscenze storiche e architettoniche dell'edificio. Ci auguriamo che questo studio possa essere presto intrapreso.

3. Bibliografia

Natalucci N., Egeria, Pellegrinaggio in Terra Santa (Biblioteca Patristica 17), Firenze 1991.
https://www.jordangrouptours.com/historical-studies/elijah-and-mar-elias (30 apr 2020).
https://pbase.com/dosseman_jordan/elias (30 apr 2020).
https://www.bibleplaces.com/gileadupper/ (30 apr 2020).